chiudi questa finestra
 

VITICOLTURA BIOLOGICA

PREMESSA ALLA VITICOLTURA BIOLOGICA

Le innovazioni tecniche apportate in viticoltura negli ultimi 30-40 anni hanno prodotto inconvenienti i cui effetti sono comparsi progressivamente nel tempo.
Alcuni di questi sono molto evidenti. L'uso di insetticidi ad ampio spettro di azione ed inoltre l'impiego di diserbanti, con il conseguente impoverimento della flora spontanea, hanno portato ad una drastica riduzione della fauna utile. E' ormai assodato che i ragni rossi (tetranichidi), di per sé poco aggressivi nei vigneti non trattati, proliferano, invece, in modo tale da dover essere combattuti con mezzi chimici nei vigneti trattati con insetticidi e fungicidi.
L'uso di concimi solubili in quantità elevate ha portato, poi, ad un'eccessiva vigoria della pianta della vite, con conseguente sempre maggior sensibilità ad attacchi di parassiti quali i cicadellidi, la peronospora e i marciumi.
Si è notato, inoltre, che le frequenti lavorazioni meccaniche estive su terreno nudo e diserbato, oltre a compattarlo, favoriscono anch'esse lo sviluppo del ragno rosso, facilitato dall'impolverazione delle foglie.
Questi sono alcuni degli svantaggi che hanno risvegliato un crescente interesse per modi di coltivazione e difesa della vite che rispettino gli equilibri dell'entomofauna nel vigneto. Perciò anche in viticoltura, come in altre produzioni agricole, si studiano ed applicano maggiormente pratiche di difesa più razionali. Da ciò deriva la lotta guidata, che permette interventi insetticidi e fungicidi solo nei momenti opportuni, la lotta biologica, che consiste nell'incremento degli organismi utili anche attraverso la loro diretta introduzione, e la lotta integrata, che, oltre a tutto ciò, prevede l'impiego di fitofarmaci più specifici ed erbicidi in dosi ridotte. Le sostanze usate sono comunque sempre di sintesi chimica.
Un ulteriore e netto passo in avanti verso una viticoltura ecosostenibile e a basso impatto ambientale è ottenuto nel caso di conduzione dell'azienda viticola attraverso l'impiego del metodo dell'agricoltura biologica. Con tale metodo, in base ad un regolamento CEE che lo disciplina (Reg. 2098/92), emanato nel 1992 e recepito dalle singole nazioni europee, viene soppresso completamente l'uso di qualunque prodotto di sintesi e di concime chimico, assoggettando l'azienda ad un controllo ispettivo. E' opportuno rilevare che il metodo dell'agricoltura biologica prevede, soprattutto, una serie di pratiche agronomiche - quali rotazioni ed avvicendamenti colturali, consociazioni, lavorazioni non profonde per non danneggiare la flora microbica del terreno, apporto di sostanza organica, mantenimento di siepi, massima diversità delle specie coltivate - volte al mantenimento della fertilità del terreno, degli equilibri naturali in genere, della biodiversità e della sanità delle piante.


VITICOLTURA BIOLOGICA IN LIGURIA

In generale la coltivazione della vite in Liguria attraversa un momento di ristrutturazione e rilancio, per la buona richiesta, da parte del consumatore, di vino ligure di qualità, per il buon livello di specializzazione raggiunto dai viticoltori stessi e per la presenza, appunto, di marchi di qualità come il DOC (Dolceacqua, Riviera Di Ponente, Riviera Ligure Di Ponente, Golfo Del Tigullio, Cinque Terre, Colli Di Luni, Colline Di Levanto) e l'IGT (Colline Savonesi, Valpolcevera).
Riguardo in specifico la viticoltura biologica, in Liguria essa interessa una piccola parte di produttori, attualmente nel numero di dodici, dislocati soprattutto nella provincia di Savona e di La Spezia. In prevalenza sono piccole aziende estese da 1 a 3 ettari; una sola, a conduzione biodinamica, nel savonese, è di maggiori dimensioni. In totale la Liguria presenta circa 30 ettari di viticoltura biologica.
Per quanto attiene la forma di allevamento, potatura e raccolta, la coltivazione biologica della vite non si discosta da quella convenzionale. Questo metodo si differenzia, invece, notevolmente, nella difesa, gestione delle erbe infestanti, fertilizzazione. Anche nella vinificazione i comportamenti sono diversi.


Fertilizzazione, gestione del suolo e delle erbe spontanee

La fertilizzazione è orientata verso il moderato apporto di sostanza organica (letame o altri fertilizzanti organici) e/o l'interramento (sovescio) di piante appositamente seminate. Nella nostra regione la pianta più utilizzata per il sovescio nel vigneto biologico è il favino, una leguminosa che arricchisce il terreno di sostanza organica e che ben si inserisce nel ciclo vegetativo e nelle pratiche colturali della vite. Solo in caso di comprovata necessità e previa autorizzazione dell'organismo di controllo, può essere aggiunto il solfato potassio-magnesiaco (patenkali), un concime minerale ottenuto per evaporazione dei sali con procedimenti esclusivamente fisici. Se ritenuto opportuno, vengono somministrate per via fogliare alghe o sostanze naturali stimolanti la vegetazione, come la propoli, infusi di piante, amminoacidi.
Per ciò che riguarda le lavorazioni del terreno e le erbe spontanee, l'orientamento dell'agricoltura biologica è quello di lasciare il terreno il meno possibile privo di vegetazione, regolandone lo sviluppo con opportuni sfalci, e di ridurre al minimo le lavorazioni del suolo. Ciò per vari motivi di ordine agronomico: la presenza di erbe spontanee e di cotica erbosa favorisce lo sviluppo di insetti utili, si oppone a fenomeni di erosione, contribuisce alla formazione di sostanza organica; per altro le frequenti lavorazioni del suolo accelerano la mineralizzazione dello stesso, con perdita di humus, ne favoriscono la compattazione e possono ostacolare l'attività della microflora terricola.
In viticoltura, comunque, in certi periodi vegetativi della pianta si può presentare la necessità di controllare le erbe spontanee e ciò è ottenuto attraverso adeguata lavorazione del suolo, eventualmente accompagnata dalla pratica del sovescio sopra menzionata. Diversi vantaggi presenta, poi, la pratica dell'inerbimento perenne controllato, costituito dalla semina e mantenimento nel tempo di specie vegetali a basso sviluppo vegetativo e poco competitive da un punto di vista idrico (es. trifolium subterraneum).


Difesa

Molte avversità (insetti, funghi, batteri) insidiano la vite. Qui considereremo le principali.
In questi ultimi anni, in Liguria, specie nella zona del genovesato, ed anche in altre regioni italiane, è comparsa una malattia della vite, la Flavescenza dorata, trasmessa da un insetto cicadellide, lo Scafoideus titanus, che in pochi anni ha colpito duramente i nostri vigneti. Allo stato attuale delle conoscenze è diventato ormai obbligatorio intervenire con prodotti insetticidi. Anche nel biologico si può controllare questo parassita vettore della malattia attraverso l'impiego di insetticidi di origine naturale a basso impatto ambientale, con 2-3 interventi secondo necessità. E' importante, però, a differenza della viticoltura convenzionale, che ha a disposizione prodotti più efficaci e a lunga persistenza, intervenire tempestivamente ed in modo corretto. A maggior ragione, quindi, in agricoltura biologica, è opportuno effettuare monitoraggi aziendali dell'insetto portatore della malattia, per evidenziare la necessità ed il momento opportuno di intervento. Questi interventi con insetticida naturale riescono a controllare anche un altro insetto parassita, la Tignola (lepidottero), che può danneggiare soprattutto gli acini.
Nelle zone in cui la Flavescenza dorata non rappresentasse ancora un problema, la Tignola può essere controllata, con buoni risultati e previo monitoraggio, attraverso l'impiego di un batterio (Bacillus thuringiensis), antagonista biotico del parassita.
Per la peronospora e l'oidio, le due principali malattie provocate da funghi, la difesa migliore, in agricoltura biologica, è la prevenzione, anche perché le uniche sostanze efficaci e permesse sono il rame e lo zolfo, il cui effetto è, per l'appunto, preventivo e non curativo. Il rame e lo zolfo, in parte abbandonati dalla viticoltura convenzionale che preferisce l'uso di prodotti di sintesi maggiormente attivi, hanno un buon effetto di controllo anche su altri parassiti (funghi, batteri, alcuni ragnetti). L'agricoltore biologico, comunque, deve porre molta attenzione ai momenti di intervento e all'eventuale ripetizione dei trattamenti in caso di pioggia (specie con lo zolfo) e di rapida crescita della vegetazione. Riguardo al rame si cerca di ridurne, per quanto è possibile, le dosi somministrate, per contrastare il suo accumulo nel terreno e l'effetto deprimente sulla microflora terricola. Sono in atto sperimentazioni per individuare sostanze, utilizzabili in agricoltura biologica, che possano sostituirlo in futuro. Contro l'oidio ultimamente è possibile adottare anche la lotta attraverso un fungo antagonista naturale, l'Ampelomices quisqualis, con buoni risultati, sia di controllo della malattia sia di mantenimento dell'equilibrio biologico, perché ha la possibilità di insediarsi nell'ambiente da un anno all'altro. E' attivo anche il silicio che irrobustisce la foglia e la rende più resistente agli attacchi del parassita; viene somministrato sotto forma di silicato di sodio o di Equiseto, una pianta spontanea che lo contiene.
Per il contenimento di un'altra malattia che colpisce il grappolo, la muffa grigia (Botritis cinerea), i migliori risultati si ottengono, invece, con misure preventive di tipo agronomico:

  • bassi apporti di fertilizzanti ricchi di azoto, con conseguente minor vigoria della pianta,
  • defogliazione manuale al momento opportuno per ridurre l'umidità.

Trasformazione

Poiché sono giustamente limitati gli strumenti concessi per il protezione del vino biologico, molta cura si pone nei vari momenti della vinificazione. L'anidride solforosa (SO2), come antiossidante, è comunque permessa anche nel biologico, anche se a dosi massime molto ridotte rispetto al convenzionale. La tendenza del vinificatore biologico è, in ogni modo, di ridurre al massimo il suo impiego per ottenere un prodotto genuino. In certi casi è necessario utilizzare, perciò, mezzi fisici di controllo, quali il raffreddamento, anche durante la fermentazione, la filtrazione sterilizzante e, nelle cantine più attrezzate, l'uso di micro-ossigenazione. Uva di partenza sana e ricca di microflora utile sulla buccia è, comunque, essenziale.

A cura di Marcello Mirenda