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Allevamento
allaperto del suino secondo metodi di zootecnia biologica |
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PROGETTO
DIMOSTRATIVO
PSR 2000-2006 REGIONE LIGURIA - misura c(3) formazione professionale
- sottomisura 3 progetti dimostrativi - Reg. CE 1257/99 del 17/05/1999
Relazione
finale del primo anno di impegno
Soggetto
attuatore
Associazione produttori biologici e biodinamici
LIGURIA BIOLOGICA
INTRODUZIONE
AZIENDA PILOTA
LAVORI EFFETTUATI
STRUTTURE
ANIMALI
FINANZIAMENTI
per INTRAPRENDERE ATTIVITA' DI ALLEVAMENTO ALL'APERTO DI SUINI
SECONDO METODI DI ZOOTECNIA BIOLOGICA
MUTUO Dominato Leonense
PRESTITO DI ESERCIZIO Dominato Leonense
ATTIVITA' DIMOSTRATIVA
GIORNATA DIMOSTRATIVA del 10/10/2001:
VISITA IN ALLEVAMENTO E INTRODUZIONE ALLA SUINICOLTURA BIOLOGICA
ALL'APERTO
GIORNATA DIMOSTRATIVA del 7/12/2001: TEST
DI ASSAGGIO DELLE CARNI MACELLATE
RELAZIONE GIORNATA DIMOSTRATIVA e DATI
DEL PANEL TEST DI ASSAGGIO
ANALISI QUALITA' DELLA CARNE
DATI E INFORMAZIONI SU PRODOTTI TRASFORMATI
SEMINARIO del 20/02/2002
VISITA DIMOSTRATIVA del 24/02/2002
RILEVAZIONE DATI ALLEVAMENTO SUINICOLO
BRADO (tabelle 1-2-3 e grafico)
Le
slides del seminario relativo al progetto:
L'allevamento
all'aperto del suino secondo metodi di zootecnia biologica
INTRODUZIONE
Il Progetto Dimostrativo "L'allevamento del suino all'aperto"
è nato prendendo spunto dal fatto che l'allevamento brado
dei suini è stata una pratica utilizzata largamente nel
passato (legato soprattutto agli usi civici dei boschi e dei pascoli,
dove vi erano querce o castagni), ed ancora tuttora diffusa in
svariati areali agricoli (in Spagna e Portogallo, in Italia, soprattutto
in Toscana e regioni centrali e insulari) e garantisce la possibilità
di integrare il reddito dell'azienda senza investimenti eccessivamente
onerosi e rispetta le normative attuali riguardanti l'allevamento
animale (benessere; qualità della carne e dei prodotti;
rispetto delle normative ambientali).
Parallelamente a queste considerazioni, si è notato come
l'area dell'entroterra ligure fosse particolarmente vocata all'allevamento
all'aperto del suino, per la presenza di numerose aree boschive
abbandonate (quercete e castagneti puri o misti) o comunque non
sfruttate a livello produttivo, oltre che per le particolari caratteristiche
climatiche, sufficientemente miti da consentire allevamenti all'aperto
nel corso di tutto l'anno.
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INQUADRAMENTO DELL'AZIENDA PILOTA
L'azienda pilota del progetto dimostrativo, Agriturismo Valle
Chiappella (località Celesia, S. Colombano Certenoli -
GE), ha acquisito un nucleo di suinetti riproduttori di razza
cinta senese alla fine dell'anno 2000, mettendo a disposizione
sia gli animali, sia superfici boschive e pascolative per le esigenze
del progetto dimostrativo.
Nell'ambito del progetto dimostrativo sono state date indicazioni
per l'esecuzione di opere ed azioni volte a intraprendere e a
migliorare l'attività di allevamento brado del suino ed
al fine di diffondere e divulgare le conoscenze tecniche e pratiche
acquisite nel corso del progetto agli agricoltori ed allevatori
interessati, osservando direttamente sul campo.
L'allevamento è stato insediato su due zone differenziate:
- Zona
dei riproduttori:
In tale area, completamente cintata con struttura fissa
con rete metallica a maglia quadra e pali in legno, viene allevato
il nucleo di suini riproduttori (1 verro e 4 scrofe, al momento).
Qui le scrofe, una volta partorito, svezzano i suinetti per
almeno 40 giorni, come necessario in zootecnia biologica (nell'ambito
del progetto dimostrativo i suinetti rimanevano con la madre
per circa 60 giorni).
Nella zona dei riproduttori sono state allestite le seguenti
strutture fisse, al fine di agevolare le operazioni di alimentazione
e di migliorare il benessere animale:
- Mangiatoie di alimentazione per suini adulti (riproduttori)
- Area di alimentazione per suinetti, senza possibilità
di accesso per i suini adulti
- Abbeveratoio con continuo ricambio di acqua
- Struttura di riparo (tunnel) in legno (da freddo, eccessiva
insolazione, ecc.) posizionata in un'area non boscata della
superficie di allevamento
- Zona per bagni di fango e di sabbia
- Grattatoi in legno, al fine di ridurre l'utilizzo a tal fine
delle piante d'alto fusto presenti.
- Zona
di ingrasso:
In tale area, comprendente una vasta superficie a ceduo di castagno,
vengono immessi i suinetti dopo che è terminato il periodo
di svezzamento (40-60 giorni dalla nascita).
Nel momento della separazione dalla madre sono stati effettuati
alcuni controlli veterinari, i controlli del peso e la castrazione
dei maschi.
La zona di ingrasso è recintata con strutture mobili
elettrificate (paletti in castagno o in ferro, muniti di isolatori,
e due ordini di corda elettrificata, posizionati a circa 15-20
cm e 40-45 cm da terra), sono dotati di mangiatoie e abbeveratoi
ad acqua corrente.
L'area di ingrasso risulta, quindi, suddivisa in un numero variabile
di appezzamenti delimitati da recinzione elettrificata, in funzione
del numero di suini presenti.
In ogni appezzamento vengono messi gruppi di suini omogenei
per peso (in genere quelli nati da una stessa nidiata (da 4
a 6 suinetti nel corso del progetto dimostrativo). La superficie
degli appezzamenti va quindi stabilita in funzione del numero
di soggetti che vi vengono immessi. A tale scopo bisogna ricordare
che bisogna garantire una superficie minima di 1 ettaro per
14 suini all'ingrasso (circa 715 m2/capo).
Dovendo dimensionare, ad esempio, un appezzamento per l'allevamento
all'aperto brado di un gruppo di 6 suini da ingrassare, sarà
quindi necessario riservare un'area di almeno 4286 m2.
Lo scopo di disporre dei gruppi separati di soggetti omogenei
è dettato dal fatto di poter predisporre i corretti quantitativi
di alimento e di evitare l'instaurarsi di gerarchie all'interno
del gruppo.
L'alimentazione dei suini all'ingrasso ha previsto la somministrazione
di mangime suino biologico per un quantitativo modulato in funzione
dei ritmi di accrescimento degli animali. Le quantità
somministrate per capo sono state pari a circa 600-800 g/die
all'inizio del ciclo (circa 20-25 kg pv), raggiungendo i 2.5-3
kg/die di mangime a fine ciclo (circa 145 kg pv; i valori di
mangime includono anche gli apporti di nutrimento ricavati naturalmente
dagli animali: in funzione della tipologia di ambiente ove verrà
praticato l'allevamento brado bisognerà modulare l'integrazione
di mangime nella dieta in funzione della produttività
naturale dell'area).
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LAVORI
EFFETTUATI
STRUTTURE
- Miglioramento
recinzioni lungo il perimetro delle aree destinate ad allevamento
brado del suino
- Assestamento
area dedicata all'alimentazione
- Eliminazione
essenze floristiche non gradite (felci) ed eccesso di rovi nell'area
a monte del recinto
- Costruzione
attrezzature per il benessere animale, utilizzando materiale
aziendale:
- Grattatoi
- Tunnel di protezione per zona riposo/allattamento
- Mangiatoia di dimensioni maggiori per i soggetti adulti
- Abbeveratoio ad alimentazione continua
- Struttura coperta e protetta per consentire l'alimentazione
dei soggetti neonati
- Area per bagno di polvere
- Area per bagno di fango/acqua
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ANIMALI
Valutazione
stato sanitario:
- sono
state effettuate visite veterinarie (a cadenza bimestrale) di
controllo sullo stato sanitario degli animali, sulle eventuali
infestioni da endo ed ectoparassiti, sempre valutando l'eventualità
di interventi di tipo omeopatico, nel pieno rispetto dell'indirizzo
biologico dell'allevamento;
- sono
state effettuate le vaccinazioni obbligatorie (Aujesky);
- sono
stati adempiuti i controlli sanitari necessari all'assogettamento
dell'azienda al regime di agricoltura e zootecnia biologica;
- sono
state effettuate le marchiature all'orecchio con marche a bottone
e le pratiche di iscrizione al registro di stalla dei soggetti
(ASL; marchiatura soggetti con marche a bottone).
Valutazione
esigenze alimentari:
- sulla
base della bibliografia disponibile (elenco testi), sono stati
calcolati i fabbisogni degli animali durante le diverse fasi
della vita produttiva (vedi tabelle n° 1, n° 2, n°
3);
- sono
stati effettuati calcoli relativi alla disponibilità
di alimento ritraibile dal bosco e sottobosco, in relazione
alle diverse epoche della stagione;
- sono
stati calcolati gli incrementi ponderali degli animali, effettuando
delle pesature periodiche, a partire dal secondo mese di vita
dei lattonzoli, oltre che degli adulti in produzione, per verificare
la corrispondenza della razione di soccorso rispetto alle esigenze
di incremento ponderale e di produzione (vedi grafico n°
1);
- appetibilità
delle essenze forestali: è stata valutata l'appetibilità
delle essenze forestali, controllando, in tutte le fasi stagionali,
quali fossero le essenze maggiormente gradite ed utilizzate
dagli animali al pascolo.
Razione:
- Precedente:
- alimentati a cruschello di frumento;
- riscontrati problemi sub-carenziali (leggere bronchiti auto-risolte
nei soggetti più giovani);
- Successiva:
- Progressiva riduzione dell'alimentazione di soccorso:
da 2.5-3 kg/die a circa 0.5 kg/die per gli adulti
da 0.8-1 kg/die a circa 0.33 kg/die per i suinetti
- Mangime:
- COMPOSIZIONE: granoturco, cruschello di frumento tenero, frumento
duro, favino, erba medica disidratata, melasso di barbabietola
e canna da zucchero, più fosfato bicalcico, carbonato
di calcio e cloruro di sodio
- TENORI ANALITICI: Proteina grezza 14.00 %, Grassi grezzi 3.50%,
Fibra grezza 7.20%, Ceneri 6.50% e Lisina 0.55%.
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Valutazione
del carico animale:
Sono
state effettuate accurate valutazioni circa l'utilizzo da parte
degli animali del soprassuolo, e sono stati previsti interventi
relativi alla introduzione di essenze erbacee appetite che consentano
di contenere l'inevitabile degrado del cotico erboso, oltre che
l'introduzione di alberi da frutto compatibili con il microambiente
e graditi agli animali.
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Strutture
ed interventi proponibili per gestione pascoli e recinzioni:
- Recinzioni
a pastore elettrico
- Recinzioni
a rete (con sistemi antintrusione)
- Recinzioni
miste
- Ricoveri
autocostruiti o acquistabili sul mercato
- Mangiatoie
ed abbeveratoi autocostruiti o acquistabili sul mercato
- Strutture
per benessere animale
- Arche
di svezzamento ed arche di gestazione
- Sistemi
di cattura dei suini (per controlli o cattura finale)
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Analisi
del mercato
Situazione
dell'allevamento di Cinta Senese in Toscana
La
situazione dell'allevamento di Cinta Senese in Toscana ha subito
alterne vicende negli ultimi settanta anni: dal 1934 al 1955,
quando fu istituito il Libro Genealogico della razza, i soggetti
arrivarono ad essere 160.000 capi; dal 1960-1980 vi fu una forte
riduzione numerica, per arrivare nel 1986 a sole 81 scrofe e 3
verri. Per questo motivo venne chiuso il Libro Genealogico, riaperto
solo nel 1997. La razza da allora ha visto una crescita numerica,
grazie alla dedizione di alcuni allevatori, fino ad arrivare (ultimo
censimento del 2000) ad alcune centinaia di riproduttori allevati
in circa un centinaio di aziende.
La tipologia di allevamento attualmente attuato in queste aziende
è: allevamento brado (pascolo + alimentazione di soccorso);
allevamento semibrado (alimentazione + pascolo); allevamento all'aperto
con ricoveri (alimentati con 90gr/kg di pvm); allevamento al chiuso
(alimentati ad libitum).
La distribuzione degli allevamenti per provincia vede oltre il
45% delle aziende (e oltre il 48% delle scrofe), nella provincia
di Siena; in globale, nelle province di Siena, Firenze e Pisa,
sono concentrate oltre il 72% delle aziende e oltre il 90% scrofe.
La consistenza numerica delle aziende vede il 71% delle aziende
che gestisce il 30% del totale delle scrofe (meno di 10/scrofe
azienda), con una consistenza media di 9,8 scrofe/azienda, ma
esiste una azienda che gestisce il 22% delle scrofe.
Le aziende che allevano Cinta Senese vede il 16% delle aziende
con < 10 ha di cui 46% per suini, il 42% delle aziende di 11-50
ha di cui 44% per suini, e il restante 42% delle aziende con una
superficie > 50 ha di cui 44% per suini.
La caratterizzazione dell'allevamento di Cinta Senese in Toscana
(analisi effettuata nel periodo 1999-2000), vede, dal punto di
vista degli aspetti strutturali, il recupero di strutture e materiali
preesistenti e lo sfruttamento di superfici (pascolo o bosco)
recintate, con una percentuale di allevamento in bosco nel 97%
dei casi, l'allevamento in pascoli spontanei nel 68% dei casi,
e l'allevamento in pascoli coltivati nel restante 32% delle aziende.
Per quanto riguarda la conduzione delle aziende, prevale il tipo
di conduzione familiare, per le quali rappresenta un'attività'
marginale, che impegna mediamente per 1,5 ore al giorno di lavoro.
Le caratteristiche riproduttive degli animali allevati in Toscana
vede da 3 a 5 parti in due anni, con la monta continua (mar-mag;
sett-nov); la rimonta dei verri è esterna (58%) o mista
(16%), la rimonta delle femmine è interna nel 58% dei casi
ed esterna nel 26%.
Mediamente si hanno 6-7 suinetti/parto, con un peso alla nascita
medio di 900-1400gr, ed un peso allo svezzamento di 8-9 kg. La
mortalita' riscontrata è del 50%
La carriera riproduttiva delle scrofe ha inizio mediamente intorno
ai 12-13 mesi e finisce mediamente intorno ai 4-5 anni. L'interparto
medio è di 200 gg (da 150 a 249 gg).
L'alimentazione utilizzata nelle aziende prese in esame prevede
l'uso di mangimi del commercio e di produzione aziendale utilizzati
come integrazione con diverse modalità: integrazione costante
1,5 kg di concentrati nel 64% dei casi, e diversificata nel 33%.
La vendita dei soggetti vede tre categorie di prodotti: riproduttori,
magroncelli intorno ai 25-30 kg (eta' 100 gg), e la vendita di
soggetti che abbiano raggiunto i 120-150 kg (eta' 14-18 mesi).
Per quanto riguarda la resa alla macellazione si va dal 79% nei
soggetti allevati con metodo semibrado, all'83% per quanto riguarda
i soggetti allevati all'aperto.
La destinazione dei prodotti della macellazione è riservata
per il 46% alla vendita a privati, per il 20% per l'autoconsumo,
il 20% interessa le macellerie artigianali, mentre il restante
14% prevede la trasformazione industriale.
La vendita degli animali da riproduzione o da ingrasso ha visto,
nell'anno 2001, i seguenti prezzi/capo:
Prezzi
di capi di cinta senese (£/capo - anno 2001)
| |
max |
min |
medio |
| verri |
2.500.000 |
700.000 |
1.000.000 |
| scrofe |
1.400.000 |
1.000.000 |
1.150.000 |
| scrofette |
700.000 |
200.000 |
350.000 |
| verretti |
500.000 |
200.000 |
400.000 |
Le
problematiche aperte dalla presente indagine, indicano di prestare
maggiore attenzione alla consanguineità, effettuando una
accurata scelta dei verri ed una più attenta pianificazione
degli accoppiamenti; per quanto riguarda le strutture aziendali,
si raccomanda di effettuare le modifiche indirizzate ad una riduzione
perdite nel periodo che intercorre fra la nascita e lo svezzamento.
Un altro settore che può senz'altro essere migliorato è
quello relativo alle problematiche riguardanti la valorizzazioni
delle produzioni.
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Mercato
della carne suina biologica
Il
mercato della carne suina biologica è attualmente in fase
di intenso sviluppo. La richiesta di carni suine biologiche è
in continuo aumento ed il prezzo di acquisto dal produttore si
mantiene stabile ed oscilla tra Lire 5500 (2.84 €) al Kg
di peso vivo (IVA inclusa) per soggetti di circa 140-145 kg di
razze e ibridi commerciali (razze bianche) a circa Lire 7000-8000
(3.62-4.13 €) per la razza cinta senese e altre razze rustiche.
Vi è da notare che il prezzo di mercato dei suini allevati
convenzionalmente si aggira attorno a Lire 2670 (1.38 €).
Dai dati rilevati nel corso del progetto dimostrativo si è
potuto stendere un iniziale bilancio dell'allevamento all'aperto
del suino secondo metodi di zootecnia biologica, differenziando
tra tipologia di animali allevati (razze bianche e razze rustiche/autoctone
tipo cinta senese):
| Razze
a rapido accrescimento |
| Da
25 kg pv a 140-145 kg pv in circa 6 mesi |
|
|
| COSTI |
|
|
| Mangime
certificato Bio £ 75000 al qle x 4,5 qli |
|
£
337.500 |
| Acquisto
del suinetto di 25 kg |
|
£
150.000 |
| Mortalità
e scarto 2% sul prezzo iniziale |
|
£
3.000 |
| Sverminazioni |
|
£
4.500 |
| Ammortamento
attrezzature e recinzione |
|
£ 10.000 |
| Totale |
|
£
505.000 |
N.B.
È chiaro che gli alimenti di produzione aziendale
trasformati in carne di suino,automaticamente acquistano
un valore di £75.000 al qle. |
| |
|
|
| RICAVI |
|
|
| Vendita
animale 145 kg X £ 5500 |
|
£
797.500 |
| Margine
Lordo |
|
£
292.500 |
| |
|
|
| R.O.I
£ 292.500 su £150.000 di capitale iniziale (suinetto) |
|
195% |
| x
due cicli all'anno |
|
|
| Su
50 capi (£ 14.625.000 X 2 cicli) |
|
£
29.250.000 |
| |
|
|
| Manodopera
necessaria |
|
1
ora al giorno |
| |
|
|
| Finanziamento
per "pagamento a fine ciclo": |
|
|
| Acquisto
suinetto |
|
£
150.000 x 6 mesi |
| Mangime |
|
£
337.500 x 3 mesi |
| Razze
Rustiche |
| Dai
25 kg p.v. al macello in un anno |
|
| COSTI |
|
| Acquisto
del suinetto |
£
300.000 |
| Mangime
Kg 2 al giorno X 365 gg = qli 7.3 X £ 75.000 |
£
547.500 |
| Mortalità
e scarto 2% sul prezzo iniziale |
£
6.000 |
| Sverminazioni |
£
4.500 |
| Ammortamento
attrezzature e recinzione |
£
10.000 |
| Totale |
£
868.000 |
| |
|
| RICAVI |
|
| Vendita:
£ 7.000 X 150 kg |
£
1.050.000 |
| |
|
| Margine
lordo |
£
182.000 |
| |
|
| Manodopera
necessaria |
1
ora al giorno |
| |
|
| R.O.I
£ 182.000 su £ 300.000 di capitale iniziale
(suinetto) |
61% |
| x
un ciclo all'anno |
|
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FINANZIAMENTI
per INTRAPRENDERE ATTIVITA' DI ALLEVAMENTO ALL'APERTO DI SUINI
SECONDO METODI DI ZOOTECNIA BIOLOGICA
Per
chi vuole intraprendere attività di allevamento all'aperto
di suini secondo metodi di zootecnia biologica, è possibile
accedere a finanziamenti a tasso agevolato, specifici per questo
settore, erogati dalla Fondazione Dominato Leonense.
Tali forme di finanziamento sono al di fuori dei contributi e
premi legati ai piani di sviluppo rurale comunitari.
Tali mutui e prestiti di conduzione sono erogati esclusivamente
per investimenti nelle regioni Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte.
MUTUO
Dominato Leonense
BENEFICIARI:
Agricoltori e attività collegate al Dominato Leonense x
recinzioni, strutture e attrezzature.
SPESE FINANZIABILI
80% del costo di investimento a medio/lungo termine per il progetto
marchio Dominato Leonense
DURATA MASSIMA:
60 MESI (rata semestrale)
TASSO:
Fisso (calcolato con l'EURIBOR 6 mesi 365 gg media percentuale
mese precedente + 1 )
SPESE PER RATA: esente
SPESE ISTRUTTORIA: esente
SPESE AVVISO: senza emissione
PENALE ESTINZIONE ANTICIPATA: 1,5%
TASSO MORA: Tasso in vigore + 4%
GARANZIE: Cambiale agraria per ogni rata
IMPOSTA SOSTITUTIVA A CARICO DEL CLIENTE: 0,25%
FONDO INTERBANCARIO DI GARANZIA A CARICO DEL CLIENTE: 0,25%- 0,30%
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PRESTITO DI ESERCIZIO Dominato Leonense
BENEFICIARI:
Agricoltori e attività collegate al Dominato Leonense x
spese di anticipazione acquisto animali e mangimi.
SPESE FINANZIABILI
100% delle spese per sostenere il ciclo produttivo - progetto
marchio Dominato Leonense
DURATA: 12 mesi salvo revoca
TASSO : EURIBOR 6 mesi 365 gg media percentuale + 1
IMPOSTA DI BOLLO: si
SPESE PER OPERAZIONE: esente
SPESE TENUTA CONTO: esente
COMMISSIONE MAX SCOPERTO: esente
SPESE ISTRUTTORIA FIDO: esente
BLOCCHETTO ASSEGNI: senza emissione
GESTIONE : Operatività correlata alla presentazione di
fatture
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GIORNATE
DIMOSTRATIVE
GIORNATA
DIMOSTRATIVA del 10/10/2001
Partecipanti:
10 persone
Sede: Az. Agrituristica Valle Chiappella - S.Colombano Certenoli
- ore 16 - 20
Relatori:
dott. Luccardi Antonella - Ass. Liguria Biologica
dott. Errera Giuseppe - Ass. Liguria Biologica
Interventi:
dott. Luccardi Antonella: "Rispetto del benessere e necessità
dell'allevamento suinicolo brado"
dott. Errera Giuseppe: "Stato dell'opera del Progetto Dimostrativo"
Visita
guidata delle strutture dell'allevamento
Coffee - Break
ILLUSTRAZIONE
PROGETTO DIMOSTRATIVO
Sulle
esperienze dei colleghi spagnoli e su quelle dei primi "pionieri"
italiani, sta nascendo un grandissimo interesse sui maiali allevati
completamente all'aperto. Si dà per scontato che questo
tipo di allevamento sia certificato "biologico".
Sia ben chiaro che non stiamo inventando niente, semmai stiamo
riscoprendo un sistema di allevamento sperimentato da millenni
e ben descritto da grandi zootecnici italiani come il marchese
Ildefonso Stanga o il prof. Faelli ai primi del '900.
Gli spagnoli, ai giorni nostri, sono riusciti, con questo sistema
ben codificato ed organizzato, a vendere i loro prosciutti a £
120.000 al Kg, allevando in questo modo un milione di suini all'anno.
Inoltre questo sistema di allevamento è sicuramente più
rispettoso dell'ambiente e del benessere degli animali.
Le
aree della media collina e della montagna ligure sono caratterizzate
da un progressivo spopolamento e da un abbandono delle superfici
coltivate marginali; legato a questo problema si riscontra un
aumento progressivo dell'incuria delle superfici boscate, abbandonate
a sé stesse o oggetto di interventi di manutenzione e controllo
sempre più esigui, in quanto tali interventi non risultano
vantaggiosi per le scarse risorse economiche ritraibili dal bosco.
In molte zone dell'entroterra ligure sono presenti vaste aree
a castagneto, sia da frutto, spesso inselvatichite, sia da legname,
che risultano sottosfruttate o per nulla utilizzate, dove i prodotti
ritraibili non rendono conveniente l'effettuazione di interventi
di manutenzione e gestione delle superfici, visto lo scarso reddito
che queste producono; in realtà, proprio a causa di questo
sottosfruttamento, tali aree sono ricche di potenziali risorse
per possibili attività integrative, che permetterebbero
di accrescere la convenienza economica per mantenere e migliorare
le superfici a rischio di abbandono: tra le possibili attività
introducibili ed effettuabili in tali aree, viene proposto l'allevamento
nel metodo brado controllato o semi-brado dei suini.
I vantaggi di tale tecnica di allevamento sono in linea con le
tendenze e le aspettative di un'agricoltura e zootecnia che punti
alla qualità e tipicizzazione delle produzioni, come è
l'agricoltura e zootecnia biologica. D'altronde gli andamenti
del comparto produttivo zootecnico, anche a causa delle vicende
legate agli effetti della B.S.E., confermano l'esigenza di trovare
modelli produttivi zootecnici che possano supportare e garantire
le nuove richieste di mercato.
Inoltre le tendenze e gli indirizzi della politica agricola comunitaria
hanno mirato negli ultimi anni a promuovere, anche se a volte
attuati in maniere poco chiare o con risultati poco soddisfacenti,
accanto alla qualità anche metodi produttivi che soddisfino
le esigenze ambientali e quelle degli animali (benessere e requisiti
igienico-sanitari).
Tali fattori, uniti alla necessità di ricercare tecniche
di gestione che consentano bassi livelli di investimento iniziale
e la diminuzione di costi di gestione, sia in termini di carico
di lavoro, sia in termini di infrastrutture, depongono a favore
dell'allevamento del suino all'aperto.
Nel nostro paese l'allevamento brado, soprattutto del suino, non
viene attuato in maniera così estesa come potrebbe essere.
La maggior concentrazione di allevamenti suinicoli di questo tipo
si concentrano soprattutto in Toscana ed in Umbria (dove viene
utilizzata la storica razza Cinta Senese, fino a poco tempo fa
a rischio di estinzione, ed ora rivalutata per produzioni tipiche
di qualità), nel Lazio, in Sicilia (suino Nero delle Nebrodi
e delle Madonie) e in Calabria. Anche in alcune aree della Pianura
Padana veneta si stanno iniziando a vedere allevamenti in plein-air
di suini.
Anche in Liguria è possibile attuare un tipo di allevamento
suinicolo brado o semi-brado a seconda delle caratteristiche vegetazionali
e climatiche, che può portare a prodotti apprezzabili soprattutto
nell'ambito di produzioni tradizionali o di nicchia, ad alta qualità.
Le
finalità e gli obiettivi del presente progetto dimostrativo
vogliono mirare a diffondere la conoscenza di metodi di allevamento
che rispondano ad una serie di requisiti specifici, di cui i principali
sono:
- recupero
e possibilità di allevamento di razze rustiche o tipiche
dell'ambito appenninico;
- rispetto
del benessere animale;
- produzioni
zootecniche biologiche;
- ridotta
necessità di investimenti;
- ridotta
necessità di manodopera aziendale;
- utilizzo
di superfici marginali od abbandonate in azienda, soprattutto
con riferimento alle superfici boscate a querceta o castagneto;
- valorizzazione
delle produzioni tipiche e di "di qualità";
- collegamento
delle produzioni zootecniche locali di qualità con le
attività di trasformazione (salumifici), finalizzate
verso prodotti tipici (DOP e IGP): evidenziazione della necessità
di collegamento tra la fase di produzione zootecnica e la trasformazione
per la creazione di prodotti tipici a denominazione d'origine.
Nel
presente progetto dimostrativo si vuole proporre un metodo di
allevamento dei suini all'aperto, sia per la produzione di lattoni,
sia per la produzione di suini pesanti. Tale metodo di allevamento
può trovare interessanti prospettive di sviluppo come forma
di integrazione al reddito degli agricoltori ed allevatori tradizionali,
in quanto a seguito di limitate necessità di investimento,
quanto a strutture e manodopera, è possibile attivare un
allevamento suinicolo utilizzando esclusivamente superfici aziendali
marginali, abbandonate o di difficile coltivazione e manutenzione,
in particolare utilizzando quercete e castagneti, sia cedui che
da frutto, per il pascolo degli animali.
Lo scopo primario del presente progetto dimostrativo è
quello di descrivere, analizzare e divulgare agli addetti ai lavori
interessati (agricoltori, allevatori, cooperative, etc.) le linee
guida dell'allevamento brado del suino, facendo riferimento ai
metodi di allevamento biologici, analizzando e riportando il più
possibile nel dettaglio le peculiarità, necessità,
modalità di attuazione e conduzione degli animali allevati.
Si
vuole inoltre portare a conoscenza degli allevatori le normative
in vigore riguardanti il benessere animale e i metodi di produzione
biologici.
Il progetto dimostrativo si articolerà per un periodo di
due anni durante i quali tutte le fasi di allevamento allo stato
brado del suino verranno seguite dai tecnici del progetto, fornendo
il dovuto supporto tecnico e di conoscenze all'azienda pilota
che ha fornito la disponibilità dei terreni e degli animali
riproduttori per lo sviluppo del progetto.
Alla fine del primo anno di allevamento si effettueranno prove
di macellazione, ed in collaborazione con il Dipartimento di Produzioni
Animali dell'Università di Pisa, si effettueranno delle
analisi quali-quantitative delle carni e dei prodotti trasformati.
Infatti alcuni animali verranno destinati alla trasformazione
per poter valutare le caratteristiche qualitative dei salumi derivati
da animali allevati secondo le tipologie descritte.
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ZOOTECNIA
BIOLOGICA
Negli
ultimi tempi il settore delle produzioni biologiche ha conquistato
solide posizioni sia in fatto di capacità produttive che
di attenzione presso i consumatori.
Oggi le aziende che praticano agricoltura biologica sono più
di 50.000 con circa 800.000 ha coltivati e l'Italia è diventata
così il primo produttore europeo e il terzo nel mondo,
un successo certamente da non sottovalutare se si considera che
anche dal punto di vista della qualità dei prodotti ottenuti
i risultati sono eccellenti.
Se si aggiunge poi che, grazie all'apporto di aziende sempre più
professionalizzate, si sono fatti passi da gigante anche nel miglioramento
della logistica (trasporti, distribuzione, ecc.) che costituisce
un fattore di costo, o spesso di spreco, molto rilevante, si può
comprendere come oggi l'offerta che il nostro Paese può
presentare ai consumatori italiani e al mercato estero sia veramente
competitiva.
Biologico vuol dire anche garanzia verso i consumatori e quindi
certificazione dei prodotti. Il sistema di controllo che è
stato realizzato, si articola in Italia su undici organismi autorizzati
che effettuano visite ispettive presso tutti gli operatori, analisi
sui prodotti e gestione dei documenti che sono in grado di testimoniare
la situazione di ciascuna azienda e la storia di ciascun prodotto.
Tali organismi operano sotto la sorveglianza del Mipaf e delle
Regioni che hanno predisposto e mantengono aggiornati appositi
albi degli operatori controllati.
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TIPOLOGIA
DELL'ALLEVAMENTO BIOLOGICO
La
possibilità di allevare il suino con metodo biologico offre
al consumatore una maggiore garanzia di qualità, mentre
all'imprenditore agricolo permette nuove e interessanti opportunità
di reddito.
Per produrre carni suine e prodotti di salumeria con metodo biologico
è necessario innanzitutto aumentare gli spazi di stabulazione
a disposizione dei maiali, controllare la qualità degli
alimenti e curare l'origine degli animali, allevando razze autoctone
rustiche, fra quelle presenti nelle regioni appenniniche, che
possano acclimatarsi al meglio nell'area ove si intende fare l'allevamento.
I maiali destinati all'allevamento con metodo biologico devono
provenire da allevamenti biologici. In caso di prima costituzione
del patrimonio zootecnico, e in mancanza di animali biologici,
previa autorizzazione dell'organismo di controllo, si possono
acquistare soggetti provenienti da allevamenti convenzionali,
purché di peso inferiore ai 25 kg
Per ottenere le denominazione di prodotto biologico, il maiale
deve essere allevato per l'intero ciclo d'allevamento nel rispetto
delle norme previste dal regolamento Ce 1804/99, ma comunque,
durante la fase di conversione, i prodotti dell'azienda possono
essere venduti con tale denominazione se gli animali sono stati
allevati secondo le norme per almeno 6 mesi.
L'alimentazione di base dei giovani suini deve essere latte materno,
o naturale, per un periodo minimo di 40 giorni; per quanto riguarda
la fase finale di ingrasso, questa può avvenire in stalle,
purché tale periodo non superi un quinto della vita degli
animali e comunque per un massimo di tre mesi. Tutta l'alimentazione
degli animali in allevamento biologico deve essere costituita
da prodotti derivanti da coltivazioni biologiche.
Per la prevenzione e la cura delle malattie devono essere utilizzati
prodotti fitoterapici, omeopatici, oligoelementi, ecc., purché
abbiano efficacia terapeutica. Qualora l'uso di suddetti prodotti
non sia verosimilmente efficace, o non si dimostri tale per le
situazioni patologiche, possono essere utilizzati antibiotici
o medicinali veterinari allopatici ottenuti per sintesi chimica
sotto la responsabilità di un veterinario. E' vietato l'impiego
di sostanze destinate a stimolare la crescita e la produzione.
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CONVERSIONE
DELL'ALLEVAMENTO CONVENZIONALE
La
conversione dell'azienda zootecnica avviene in due fasi che possono
anche svolgersi contemporaneamente: la conversione della parte
vegetale relativa alla produzione di alimenti, della durata di
due anni, e la conversione dell'allevamento vero e proprio di
durata diversa a seconda della specie animale. Per bovini da latte,
e per i suini, ad esempio, sono necessari in totale ben 30 mesi
(24 per le produzioni vegetali + 6 mesi per gli animali). Per
le sole superfici a pascolo è previsto un periodo di conversione
di 6 mesi qualora si dimostri che quel dato pascolo, per almeno
3 anni precedenti, non abbia avuto interventi di tipo convenzionale;
ciò permette in certi casi di accelerare la conversione.
Un'azienda avicola, ad esempio, dotata di pascolo riuscirebbe
in 9 mesi ad avere una produzione certificata come biologica (6
mesi per il pascolo + 3 mesi per la produzione su quel pascolo
di polli), un tempo ben più breve dei 30 mesi per i bovini
da latte. Per le aziende che si iscrivono per la prima volta al
sistema di controllo e mettono in conversione simultanea le produzioni
foraggere e quelle animali è previsto che al 24° mese
dalla data di notifica, la produzione di quell'allevamento venga
considerata biologica.
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BENESSERE
ANIMALE
La
prima delle normative europee che affronta il tema del benessere
animale è stata la Convenzione Europea sulla protezione
degli animali da allevamento adottata a Strasburgo il 10 marzo
1976 e ratificata dall'Italia il 14 ottobre 1985 con la legge
n°. 629: "Ogni animale deve beneficiare di un ricovero,
di un'alimentazione e di cure che - tenuto conto della specie,
del suo grado di sviluppo, d'adattamento e di addomesticamento
- siano appropriate ai suoi bisogni fisiologici ed etologici conformemente
all'esperienza acquisita ed alle conoscenze scientifiche".
Qualche anno più tardi si cominciò invece a parlare
delle "cinque libertà" che devono essere garantite
a tutti gli animali allevati. Nella loro più recente formulazione,
del Farm Animal Welfare Council britannico (1992), suonano così:
"1. libertà dalla fame e dalla sete - con un facile
accesso all'acqua e una dieta che mantenga piena salute e vigore;
2. libertà dal disagio - con un ambiente appropriato che
includa un riparo e una confortevole area di riposo; 3. libertà
dal dolore, dalle ferite e dalle malattie - attraverso la prevenzione
e rapide diagnosi e trattamenti; 4. libertà di esprimere
un comportamento normale - mettendo a disposizione spazio sufficiente,
attrezzature appropriate e la compagnia di animali della stessa
specie; 5. libertà dalla paura e dall'angoscia - assicurando
condizioni e trattamenti che evitino la sofferenza mentale."
Nel
corso dell'evoluzione gli animali si sono dotati di metodi fisiologici
e comportamentali per affrontare le varie difficoltà che
incontrano nel corso della loro vita. Poiché tutti gli
animali si sono evoluti in questo modo e ogni specie è
adatta in un modo particolare a un particolare ambiente, ogni
definizione del benessere deve tener conto dell'ambiente, della
fisiologia e del comportamento specifico dell'animale preso in
considerazione. Il benessere di un animale è una condizione
intrinseca dell'animale, non è un insieme di valori assegnati
all'animale dagli umani.
Gli animali da allevamento hanno un insieme di bisogni simili
a quelli dei loro antenati selvatici, sebbene alcuni bisogni siano
stati modificati nel corso della domesticazione. E' ovvio che
esigenze fondamentali, come quelle di cibo, acqua e ricovero,
non sono cambiate nel passaggio dall'animale selvatico a quello
domestico. Ma può essere meno ovvio che la spinta con cui
gli animali selvatici si esprimono nei comportamenti associati
alla riproduzione, alla ricerca del cibo, dell'acqua e del riparo
sia ancora presente negli animali domestici: come il benessere,
anche il bisogno è una caratteristica intrinseca dell'individuo.
E' definito così: "Un bisogno è un'esigenza,
che deriva dalla biologia dell'animale, di ottenere una risorsa
particolare o di rispondere a un particolare stimolo ambientale
o organico".
Quindi gli animali incontrano tutta una serie di difficoltà
nel corso della loro vita e devono usare, per farvi fronte, metodi
fisiologici e comportamentali. Il benessere di un individuo è
dunque il risultato del successo più o meno ottenuto in
questo quotidiano sforzo di lotta alle avversità.
Lo stato di benessere di un animale è visto da alcuni in
maniera un po' limitativa, come stato di maggiore o minore appagamento
delle proprie esigenze comportamentali, mentre in realtà
altri aspetti vanno considerati, come lo stato di salute, i rischi
di lesioni corporee, le conseguenze comportamentali e fisiologiche
dovute a inadeguate condizioni di stabulazione.
L'allevamento allo stato brado elimina i problemi legati al tipo
di stabulazione, e rappresenta una condizione quasi naturale per
gli animali, permettendo l'espressione del loro comportamento
senza costrizioni strutturali, quindi pericoli per la loro incolumità
correlati alle strutture di un allevamento convenzionale.
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RAZZE
SUINE RUSTICHE
Senza
dubbio la qualità delle carni dipende molto dalla razza
di animali che si intende allevare. Anche se dagli ibridi commerciali
si ottengono soggetti con buoni accrescimenti, l'utilizzo di razze
tradizionali è senza dubbio necessario per ottenere carni
superiori. Per l'ingrasso e la preparazione di salami e prosciutti,
si consiglia di allevare animali nati dall'incrocio tra due razze
pure. Per ottenere questi incroci è necessario partire
dalle razze pure che per fortuna nel nostro Paese sono ancora
presenti.
- CALABRESE.
E' caratterizzata dal mantello nero con setole prevalentemente
ispide. La testa è a profilo rettilineo con orecchie
grandi e pendenti in basso e in avanti. E' un maiale di dimensioni
medie: a 5 mesi raggiunge il peso di 150 kg mentre le femmine
arrivano a 120 kg. Gli animali vengono macellati a 12-14 mesi
e si ottengono carni con buone rese al macello, poco grasse
e di buona pezzatura.
- CASERTANA.
E' caratterizzata da una pelle di color nero-ardesia, sprovvista
di setole. La testa è a profilo rettilineo portante ai
lati delle mandibole due appendici cutanee dette "bargiglioni".
Le orecchie sono piccole e dritte. E' una razza di dimensioni
medie e relativamente precoce: a 12 mesi i maschi pesano circa
155 kg, mentre alla stessa età le femmine raggiungono
un peso di 125 kg. La macellazione in genere avviene a 12-14
mesi e si ottengono carni chiare, ottime per la produzione di
insaccati e di prosciutti particolarmente magri che si prestano
bene alla conservazione.
- CINTA
SENESE. E' caratterizzata da un mantello scuro con una fascia
bianca che cinge il torace, il garrese, le spalle e gli arti
anteriori, La testa è di grandezza media e il profilo
rettilineo; le orecchie sono piccole, dritte in avanti e leggermente
in basso. E' un maiale di piccola taglia: a 6 mesi raggiunge
il peso di 40 kg e all'età di un anno i maschi pesano
circa 80 kg mentre le femmine raggiungono i 70 kg. La macellazione
avviene verso i 12-14 mesi e si ottengono ottime carni per la
produzione di salami e prodotti stagionati di notevole pregio.
- MORA
ROMAGNOLA. Tipica razza padana con pelle pigmentata grigio rossastra
con setole fitte e nere con punta rossastra. Presenta una cresta
di setole lunghe e dure che corre sulla schiena, con una direzione
testa-coda, raggiungendo i lombi dove si trasforma in "ricci".
Le orecchie sono portate in basso verso il muso e parallele
alla testa. La carne presenta un colore più scuro dei
suini industriali ed è maggiormente marezzata; è
inoltre profumata e gustosa e grazie alla sua buona conservabilità
si presta molto bene per la preparazione di insaccati. A 12-14
mesi di età i soggetti possono raggiungere i 200 kg.
- NERO
DELLE MADONIE. Questa razza è caratterizzata da un mantello
prevalentemente nero con setole ispide. La testa è grande
a forma piramidale, con orecchie semipendenti. La linea dorsale
è convessa e gli arti sono lunghi. E' un maiale di piccola
taglia e a lento accrescimento: a 60 giorni, dopo lo svezzamento,
i piccoli raggiungono solamente il peso di 14-15 kg. La macellazione
avviene a circa 14 mesi di vita quando i maschi raggiungono
il peso medio di 110 kg mentre le femmine pesano solo 80 kg.
Questa razza può essere allevata per la produzione di
insaccati e prosciutti tipici di qualità assai elevata.
- SUINO
NERO PARMENSE. Era la razza più diffusa in Emilia prima
dell'introduzione del Large White. Era caratterizzata da animali
rustici e robusti, con mantello grigio scurissimo con rare setole
nere ed assenza totale di bianco; testa voluminosa con grugno
lungo a profilo rettilineo e orecchie dirette in avanti verso
il basso. Tronco lungo e convesso, groppa stretta e spiovente,
ha la coscia molto muscolosa e gli arti lunghi e robusti. La
carne è molto saporita. Venivano allevati la maggior
parte dell'anno all'aperto. Ad un anno di età raggiungono
in media il peso di 80-100 kg, e producono carne e lardo assai
ricercati per la squisitezza del gusto e la facile conservazione.
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UN
RIUSCITO ESEMPIO DI ALLEVAMENTO SUINO BRADO:
LA
SPAGNA:
fin dagli anni '50 è stato riprodotto e moltiplicato in
purezza il "cerdo ibérico puro", pur diviso in
varie razze e sottorazze locali. A questo si aggiunge il "Torbiscal",
razza di nuova creazione e selezionata nel 1957 a Toledo, dal
mantello rosso e capace di incrementi e rese simili a quelli dei
migliori incroci industriali.
I prosciutti spagnoli, a seconda del tipo di allevamento e dell'alimentazione,
si distinguono in:
-
Jamon ibérico de Bellota (ghianda): suini allevati solo
bradi e solo alimentati al pascolo nel bosco
-
Jamon ibérico de Recebo: per i suini è ammesso
un supplemento alimentare con concentrati autorizzati
-
Jamon ibérico de Campo: suini allevati all'aperto, ma
alimentati solo con mangimi
E'
ovvio che il prosciutto più pregiato e più costoso
è il primo. Consorzi di tutela vigilano e marchiano con
etichette di colore diverso i vari tipi. Sono ammessi solo animali
di razze spagnole puri o con un massimo del 25% di sangue Duroc-Jersey.
GIORNATA
DIMOSTRATIVA del 7/12/2001: TEST DI ASSAGGIO DELLE CARNI MACELLATE
Partecipanti:
21 persone
Sede: Az. Agrituristica Valle Chiappella - S.Colombano Certenoli
- ore 20 - 23
Menù:
- sanguinaccio
tradizionale
- sanguinaccio
rosolato nell'olio
- testa
in cassetta
- salsiccia
fresca
- salsiccia
alla piastra
- "tocco"
di carne trita
- filetto
alla piastra
- costine
alla brace con sale
- fegato
in rete con cipolla
- maiale
glassato alla latina
Tests:
- indagine
conoscenze su razze autoctone, prodotti di qualità, ecc.
- valutazione
edonistica mediante il metodo Ellis
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RELAZIONE
GIORNATA DIMOSTRATIVA E DATI DEL PANEL TEST DI ASSAGGIO
Nei
primi giorni di dicembre (4 e 5 dicembre) è stata effettuata
la prima macellazione dei capi adulti non riproduttori, un castrone
Cinta senese e un castrone grigio.
Data la loro diffidenza ad entrare nella gabbia, riscontrata durante
l'operazione di pesa, abbiamo preferito non pesarli, perché
ritenevamo troppo stressante per gli animali costringerli ad entrarvi
proprio poco prima della macellazione; quindi ci manca il dato
relativo al loro peso. E' stato però verificato il peso
delle carcasse a caldo , rispettivamente di 150 Kg per il Cinta
senese e di 153 kg per il grigio.
Gli animali sono stati sacrificati mediante proiettile captivo,
in modo da rispettare le esigenze del loro benessere, rendendo
la morte istantanea ed inconsapevole per gli animali.
Subito dopo eiugulazione, le carcasse sono state scuoiate e ridotte
in mezzene, e lasciate tutta la notte appese a sgocciolare. Al
mattino successivo, il macellaio ha provveduto a sezionare le
carcasse nelle pezzature necessarie alla trasformazione.
I pesi dei vari tagli sono risultati:
PESO
TAGLI CARNOSI
Prosciutto 8.450 kg
Coppa 4.310 kg
Lombata 3.445 kg
Spalla 6.350 kg
PESO
TAGLI ADIPOSI
Pancetta 6.800 kg
Guanciale 1.940 kg
Lardo 15.670 kg di cui: coscia 3.880 kg, costola 7.600 kg, coppa
4.190 kg
Sugna 3.630 kg
PESO
TAGLI OSSEI
Testa 6.810 kg
Coda 0.210 kg
Zampetti (ant + post) 1.600 kg
Dalla
carcassa destra del Cinta senese è stata prelevata l'intera
lombata per destinarla alle analisi chimiche. La carne, refrigerata
in apposito contenitore, è stata immediatamente portata
ai laboratori del Dipartimento di Produzioni Animali dell'Università
di Pisa, dove lo staff della Professoressa Giovanna Preziuso,
ha immediatamente effettuato le seguenti analisi:
- spolpo
- colore
- tenerezza
- calo
alla cottura
- calo
dopo conservazione
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UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DI PISA
DIPARTIMENTO DI PRODUZIONI ANIMALI
LABORATORIO ANALISI QUALITA' DELLA CARNE
Soggetto
n° 1 Muscolo: Longissimus lumborum
Data di macellazione: 04/12/2001 Data di analisi: 05/12/2001
COMPOSIZIONE
TISSUTALE TAGLIO CAMPIONE Valori medi:
Magro totale: 63,83%
Grasso totale: 13,83 (di cui 11,25% grasso sottocutaneo e 2,58%
grasso intermuscolare)
Osso e connettivi: 21,24%
COLORE
(Illuminante D65) - Valori medi:
L* 46,03
a* 14,25
b* 6,28
C* 15,65
H* 24,28
COOKING
LOSS
Peso iniziale g 101 - Peso finale g 81 - Calo % 19,8
TENEREZZA
su crudo - Sforzo di taglio medio: kg 8,26
TENEREZZA
su cotto - Sforzo di taglio medio: kg 7,36
ACQUA
LIBERA (Grau e Hamm) - M/T valore medio: 0,53
DRIP
LOSS (48 ore)
Peso iniziale: g 114 - Peso finale: g 111 - Calo % 2,63
COLORE
(48 ore) (Illuminante D65) - Valori medi:
L* 44,78
a* 16,76
b* 10,13
C* 19,58
H* 31,07
ANALISI CHIMICA - Valori medi:
Sostanza secca: 28,31 %
Estratto Etereo: 2,40 %
Ceneri: 0,97%
Proteine: 24,94%
Dai
due animali macellati sono stati ricavati dunque i seguenti prodotti
sottoposti a stagionatura:
- n°
4 pancette (6-7 kg/cad.)
- 30
kg salami
- n°
1 prosciutto di coscia
- 60
kg lardo
- n°
4 teste in cassetta (2 kg/cad.)
- n°
1 coppa (2.5 kg circa)
- 20
kg salcicce
- 10
kg sanguinacci
- 20
kg strutto
- 4
kg ciccioli
- 70
kg carne da consumo fresco
Le restanti parti sono state destinate al consumo fresco.
La verifica della qualità ed appetibilità delle
carni fresche è stata effettuata nello stesso Allevamento
il 7 dicembre 2001, durante il Panel Test sottoposto ai partecipanti
al Seminario del 10 novembre 2001, ad esperti di culinaria e a
diverse Autorità della Regione, che hanno potuto degustare
le carni di Cinta senese preparate dallo chef di Cucina Edoardo
Ferrera.
Il menù della serata è stato il seguente:
- sanguinaccio
tradizionale
- sanguinaccio
rosolato nell'olio
- testa
in cassetta
- salsiccia
fresca
- salsiccia
alla piastra
- "tocco"
di carne trita
- filetto
alla piastra
- costine
alla brace con sale
- fegato
in rete con cipolla
- maiale
glassato alla latina
La
degustazione di alcuni di questi piatti è stata accompagnata
dalla compilazione del test qualitativo (basato sulla comparazione
delle sensazioni gustative ed olfattive personali ad una scala
edonistica, le così dette "faccine di Ellis").
I risultati del test sono in via di elaborazione.
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SEMINARIO
del 20/02/2002
Partecipanti:
12 persone
Sede: Expò Fontanabuona - ore 20 - 23.30
Relatori:
-
prof. Giuliotti Lorella - Dipartimento di Produzioni Animali,
Università di Pisa
-
dott. Matteotti - Presidenza Nazionale AIAB - settore suinicolo
-
dott. Delle Piane Silvia - Coop. San Colombano
-
dott. Errera Giuseppe - Ass. Liguria Biologica
Interventi:
-
prof. Giuliotti Lorella
-
dott. Matteotti
-
dott. Delle Piane Silvia
-
dott. Errera Giuseppe
VISITA
DIMOSTRATIVA del 24/02/2002
Partecipanti:
25 persone
Destinazione:
Az. Il Mattone, Montaione (Fi): allevamento semibrado Cinta Senese
Az. Massa Nera, S. Casciano Val di Pesa (Fi): allevamento brado
Cinta Senese
I
partecipanti hanno potuto vedere tipologie di allevamento in realtà
operative certamente diverse rispetto a quelle liguri, sia per
quanto riguarda le caratteristiche del territorio, l'estensione
delle aziende e degli allevamenti, le realtà operative
del mercato e dell'indotto.
Durante
la discussione seguita alla visita dell'Az. Il Mattone, i partecipanti
alla gita ci hanno rivolto dei quesiti riguardanti la possibilità
di ricevere informazioni sulle razze asinine autoctone italiane.
Durante
la discussione seguita alla visita dell'Az. Massa Nera, i partecipanti
alla gita hanno potuto ricevere chiarimenti al riguardo del Consorzio
della Cinta Senese, che garantisce sia la fornitura di animali
di Cinta (per la riproduzione o l'ingrasso), puri o ibridi di
prima generazione, sia il ritiro dei prodotti dell'ingrasso; questo
a fronte dell'iscrizione al Consorzio, sia come singole azienda,
sia come gruppo di aziende.
L'argomento
ha suscitato molto interesse nei partecipanti alla gita, tanto
da richiedere la possibilità di riunirsi tutti insieme
per verificare da parte degli allevatori la possibilità
di entrare nel Consorzio, e un eventuale progetto unitario fra
gli allevatori che volessero partecipare.
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RILEVAZIONE
DATI ALLEVAMENTO SUINICOLO BRADO
Tabella
n° 1:
RAZIONAMENTO SOGGETTI CASTRATI (N° 2 soggetti)
| mese |
kg
pv |
%
alim |
kg
alim/mese |
| Luglio
01 |
65 |
0 |
0 |
| Agosto
01 |
78 |
0 |
0 |
| Settembre
01 |
93,6 |
3 |
168,48 |
| Ottobre
01 |
102,96 |
3 |
185,328 |
| Novembre
01 |
113,256 |
3 |
203,8608 |
| Dicembre
01 |
120 |
3 |
216 |
| |
|
TOTALE |
KG
774 |
Tabella
n° 2:
RAZIONAMENTO SOGGETTI ADULTI RIPRODUTTORI MASCHI (N° 1 soggetti)
| mese |
kg
pv |
%
alim |
kg
alim/capo/mese |
| Luglio
01 |
75 |
3 |
67,5 |
| Agosto
01 |
82,5 |
3 |
74,25 |
| Settembre
01 |
90,75 |
3 |
81,675 |
| Ottobre
01 |
99,825 |
3 |
89,8425 |
| Novembre
01 |
109,8075 |
3 |
98,82675 |
| Dicembre
01 |
120 |
3 |
108 |
| Gennaio
02 |
120 |
3 |
108 |
| Febbraio
02 |
120 |
3 |
108 |
| Marzo
02 |
120 |
3 |
108 |
| Aprile
02 |
120 |
3 |
|
| Maggio
02 |
120 |
3 |
|
| Giugno
02 |
120 |
3 |
|
| |
|
TOTALE |
KG
844 |
Tabella
n° 3:
RAZIONAMENTO SOGGETTI ADULTI RIPRODUTTORI FEMMINE (N° 4 soggetti)
| mese |
kg
pv |
%
alim |
kg
alim/mese |
| Luglio
01 |
70 |
3 |
252,00 |
| Agosto
01 |
77 |
3 |
277,20 |
| Settembre
01 |
84,7 |
3 |
304,92 |
| Ottobre
01 |
69,454 |
3 |
250,03 |
| Novembre
01 |
76,3994 |
3 |
275,04 |
| Dicembre
01 |
84,03934 |
3 |
302,54 |
| Gennaio
02 |
92,44327 |
3 |
332,80 |
| Febbraio
02 |
101,6876 |
3 |
366,08 |
| Marzo
02 |
111,8564 |
3 |
402,68 |
| Aprile
02 |
91,72222 |
3 |
|
| Maggio
02 |
100,8944 |
3 |
|
| Giugno
02 |
110,9839 |
3 |
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TOTALE |
KG
2763 |
Grafico
n° 1
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