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Il
metodo biologico applicato alla coltivazione di alcune
varietà orticole tipiche della zona del Tigullio
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NOTA
INTRODUTTIVA
Le maggior parte delle note di seguito riportate sono il risultato
dell'attività svolta nell'ambito di un Progetto dimostrativo
denominato "Il metodo biologico applicato alla coltivazione
di alcune varietà orticole tipiche della zona del Tigullio",
eseguito dall'Associazione "Liguria Biologica" e autorizzato
dalla Regione Liguria con finanziamenti della Comunità
Europea, Reg. CE n.1257/1999, nel corso dell'anno 2000-2001 in
base al Bando 2000 - Misura H - e nel corso dell'anno 2001-2002
in base alla Misura c (3) Formazione Professionale - sottomisura
3.3 "Progetti dimostrativi" - del Piano di Sviluppo
Rurale della Regione Liguria 2000/2006.
PRESENTAZIONE
Ci sono voluti trent'anni di massiccia agricoltura industriale
che ha portato ad un appiattimento del panorama varietale mondiale
per farci comprendere quanta importanza hanno tutte quelle varietà
locali frutto di una lunga e sapiente selezione naturale.
La biodiversità, oltre ad essere un fenomeno naturale,
rappresenta un grandissimo patrimonio per l'umanità e la
sua difesa è un piacere e un dovere.
L'Associazione "Liguria Biologica" è costituita
da un gruppo di appassionati che ha colto l'importanza e la bellezza
rappresentata dal patrimonio genetico presente in Liguria e sta
lavorando, in collaborazione con quanti condividono questa idea,
per salvaguardare, promuovere e valorizzare le varietà
e le razze locali presenti nella terra di Liguria.
Con questo progetto dimostrativo si è dato avvio ai primi
lavori iniziati dall'Associazione "Liguria Biologica"
in tema di produzioni tipiche e locali liguri con il metodo dell'agricoltura
biologica.
Tale metodo contribuisce ulteriormente a riportare all'antico
splendore questo patrimonio varietale che si è sviluppato
proprio ricorrendo a mezzi e tecniche naturali.
Mario Buccella, Presidente di "Liguria Biologica"
IL PROGETTO
L'intento dei lavori condotti con questo progetto è quello
di studiare e valorizzare alcune varietà di ortaggi tipici
e tradizionali, frutto della paziente selezione operata degli
agricoltori del Tigullio nel corso del tempo.
A nostro giudizio alcune di queste varietà sono di grande
pregio, con caratteristiche particolari e ben adattate al luogo
e costituiscono un patrimonio genetico vegetale a rischio di estinzione,
poiché la loro sopravvivenza è affidata unicamente
alla buona volontà di alcuni orticoltori ancora operanti
nella zona.
Il reperimento quindi, dei semi, la loro messa a coltura in tre
aziende biologiche della zona, l'osservazione ed il rilevamento
di dati chimici ed agronomici hanno costituito un inizio per la
loro valorizzazione ed un contributo di gratitudine agli attuali
orticoltori ed ai loro predecessori che hanno saputo cogliere
e mantenere un patrimonio genetico di grande valore.
Il metodo di coltivazione dell'agricoltura biologica ci sembra
essere il più idoneo per varietà che sono, sino
al momento attuale, sfuggite alla manipolazione genetica e mantengono,
quindi, attributi di rusticità e di scarse esigenze di
"forzatura".
Tale metodo, inoltre, appare appropriato non solo da un punto
di vista ambientale ma anche di economia aziendale e di immagine
dell'orticoltore della nostra zona, perché conferisce alle
specie orticole tradizionali, oltre alla caratterizzazione di
tipicità, attributi garantiti e certificati di genuinità.
Le ricette tradizionali, ancora utilizzate nel nostro mondo rurale
e da noi riportate, sono state in parte fornite dalla signora
Dora Raggio che lavora nell'azienda Remà sita a Santa Giulia
- Lavagna (GE), condotta da Silvio Raggio, ove sono state messe
a coltura ed osservazione le varietà descritte.
Le altre due aziende partecipanti al progetto dimostrativo sono:
l'azienda Botto in loc. Littorno a Moneglia (GE) condotta da Davide
Botto e l'azienda I Pinin a Chiesanuova di Ne (GE) condotta da
Roberta Ferri.
Le tre aziende sono rappresentative rispettivamente di tre fasce
zonali tipiche dell'orticoltura del Tigullio: la costa, le prime
colline e l'immediato entroterra.
LE VARIETÀ E LE RICETTE CONTADINE
Cavolo broccolato
Cavolo broccolo "lavagnino"
Cavolo "gaggetta"
Cavolo "pisano"
Cavolo "lombardo"
Cavolo nero
Cipolla rossa genovese
Mais quarantino
Melanzana tonda genovese
Pisello di Lavagna
Radice di Chiavari
Scarola
Cavolo broccolato
Alcuni orticoltori della Piana di Lavagna hanno mantenuto
il seme di questa antica varietà di broccolo (Brassica oleracea
var. Botrytis italica), selezionata nella zona, e detta
anche “broccolata”. Forma un’infiorescenza verde di dimensioni
variabili. Allo stato attuale sono state reperite due selezioni
di popolazioni, una a maturazione più precoce (detto broccolato
di ‘prima’) e l’altra tendenzialmente più tardiva (broccolato
di ‘seconda’). In ogni caso la raccolta delle infiorescenze avviene
nel periodo che va da febbraio a marzo. Per la produzione del
seme vengono scelte le piante più sane e più belle con le caratteristiche
più corrispondenti alla varietà e, spesso, le piante selezionate
vengono trapiantate con un abbondante pane di terra in un piccolo
appezzamento, lasciando in tal modo libero il terreno per ulteriori
coltivazioni. In altri casi, in cui l'agricoltore non necessiti
a breve termine del terreno per altre colture, vengono lasciate
in loco attendendo la produzione del seme.
RICETTA:
Broccolati con la pasta
I
broccolati sono ottimi semplicemente bolliti e conditi con olio,
sale e limone. E' possibile preparare anche un appetitoso condimento
per la pasta. Si scelgono le infiorescenze, scartando l’asse
fiorale principale più ingrossato e carnoso, si pongono
in padella con olio e aglio tritato e si cuociono a fuoco molto
lento coprendo la padella col coperchio. A fine cottura aggiungere
un pizzico di pepe in polvere. A questo punto si unisce la pasta
precedentemente bollita, si aggiunge for-maggio parmigiano e si
fa saltare in padella.
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Cavolo broccolo "lavagnino"
Il
Cavolo "lavagnino" (Brassica oleracea var. capitata)
è una pianta di dimensioni più grosse rispetto al
cavolo gaggetta; forma un cappuccio molto tenero alla cottura
e di forma nettamente allungata (obovata).
Le foglie sono poco bollose di colore verde chiaro. Alcune foglioline
all'interno del cappuccio presentano un caratteristico colore
rosa dovuto alla presenza di antociani. Anche questa varietà
è stata selezionata in zona da antica data. Esiste un "broccolo
lavagnino" a maturazione precoce (detto di I), uno a maturazione
leggermente più tardiva (di II) ed uno a maturazione ancora
più tardiva (di III).
Conosciuto e molto ricercato oltre che sul mercato locale anche
sui mercati di Genova, dove viene venduto a numero e non a peso,
è tradizionalmente mangiato cotto, anche come condimento
per la pasta.
RICETTA: Cavolo lavagnino bollito con patate
Il
cavolo lavagnino è molto utilizzato semplicemente bollito, accompagnato
con patate e condito con l’olio novello. Il cappuccio è
molto tenero e richiede un breve tempo di cottura, si possono
far bollire anche le foglie esterne più giovani.
Cavolo lavagnino ripieno
Si usa anche preparare ripieno. Ingredienti per 4 persone:
4-5 cavoli lavagnini, patate. Per
il ripieno: pane (equivalente a un panino), uova 4, formaggio
grana 6 cucchiai, aglio 3 spicchi, olio extra vergine 4 cucchiai,
maggiorana 1 o 2 pizzichi, sale q.b.
Si fanno appena scottare i cappucci di cavolo lavagnino
(il numero di cappucci varia in base alla loro dimensione) con
le foglie esterne più tenere. Si
prepara a parte il pane imbevuto
in latte o acqua. Si pesta in mortaio aglio, sale grosso
e maggiorana (persa,
in genovese). Il battuto si pone in un recipiente,
si aggiungono le uova intere e si sbatte il tutto con la forchetta
o con la frusta. Si aggiunge in ultimo il formaggio
grattuggiato, il pane strizzato e sminuzzato e l'olio extra vergine,
amalgamando bene il tutto. In
una teglia unta si pone uno strato di patate tagliate a fette
abbastanza sottili, sopra si dispongono i cappucci precedentemente
scottati e tagliati a grossi pezzi e sopra ancora si stende il
ripieno. Si inforna il tutto in forno caldo e si cuoce sino a
cottura della patate (provare la consistenza con forchetta).
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Cavolo
"gaggetta"
Coltivata
a Lavagna e sulle colline limitrofe, la "gaggetta" (Brassica
oleracea var. capitata) è un cavolo cappuccio
di piccole dimensioni e di colore verde chiaro.
In genovese 'gaggia' significa cesta, gabbia: 'gaggetta' sta quindi
a designare una piccola gabbia e si presume faccia riferimento
appunto al piccolo cappuccio che forma.
Presenta foglie più o meno embriciate e bollose e il cappuccio
possiede la forma tendenzialmente globosa.
E' molto pregiato per la tenerezza delle foglie, anche quelle
più esterne.
RICETTE: Cavolo gaggetta ripieno
E' la varietà locale più adatta per preparare i
tradizionali cavoli ripieni.
Gli ingredienti sono: cavolo gaggetta (uno per persona); per il
ripieno: pane, uova, formaggio grana (parmigiano reggiano, comunque
formaggio di vacca), mortadella, aglio, olio, maggiorana, sale
q.b..
Il pane imbevuto in acqua, si strizza e si passa in padella con
olio, aglio, maggiorana e sale. A questo punto si aggiunge alla
mortadella tritata (alcuni usano la carne tritata in sostituzione
della mortadella) e al pane passato con gli odori, l'uovo sbattuto
e il formaggio. Il ripieno è quindi posto tra le foglie
del cuore della gaggetta aprendolo come una rosa; viene quindi
tenuto legato utilizzando il filo da cucina. Si fa bollire in
acqua salata con l'aggiunta di un goccio di olio (in sostituzione
si può usare un pezzo di pancetta o di lardo). Si fa bollire
circa un'ora e mezza, si preleva dalla pentola ed è pronta.
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Cavolo
"pisano"
Il
Cavolo "pisano" (Brassica oleracea var. capitata)
solitamente presenta un cappuccio di medie dimensioni. Le foglie
esterne sono lisce e di colore verde chiaro.
Si raccoglie in autunno o in inverno a seconda dell'andamento
stagionale.
Ha cioè un ciclo autunno - vernino.
E' la varietà di cavolo locale di cui più difficilmente
si riesce a reperirne la semente: è quello a maggiore rischio
di estinzione.
RICETTA: Minestrone
Questa varietà di cavolo viene utilizzata nella preparazione
del tradizionale minestrone. Il minestrone si può preparare
con cavolo pisano, carote, patate, fagioli borlotti, sedano, pomodoro,
zucchine (anche i fiori) e zucca, sale qb.. Quando l'acqua bolle
si pongono a cuocere le verdure tagliate a dadini. Tempo di cottura
a 1 ora circa. La pasta tradizionale utilizzata è il bricchetto
o il ditalino che si aggiunge a cottura quasi ultimata. Una volta
pronto da servire si aggiunge olio, parmigiano e il pesto (se
di stagione).
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Cavolo "lombardo"
Cavolo
"lombardo" (Brassica oleracea var. capitata):
presenta un cappuccio di medie dimensioni e di forma globosa.
Le foglie sono di colore di colore verde scuro, con dominanza
del grigio. È stato selezionato nella zona da antica data.
Viene consumato anche crudo.
È un cavolo autunno - vernino, la cui raccolta si può
protrarre sino a fine inverno.
Esistono tre tipi di cavoli lombardi selezionati nella zona della
Piana di Lavagna e di Cavi denominati: Cavolo “lombardo
nero” detto di ‘seconda’, cavolo “lombardo
bianco” detto di ‘terza’ e cavolo “lombardo
gamba lunga”, così chiamato per la presenza di un
fusto allungato.
RICETTE:
Crudo in insalata
Il cavolo lombardo è uno dei pochi cavoli che si
può mangiare crudo, in insalata.
È anche ottimo per la preparazione del minestrone
(crf. cavolo Pisano - Minestrone). Anticamenete, quando la cucina
era più povera, il cappuccio del cavolo lombardo posto
a cuocere con le altre verdure tagliato in quattro pezzi,, veniva
tolto dal minestrone prima della cottura completa, veniva così
condito e consumato a parte.
San crou
Il cappuccio del cavolo lombardo viene tagliato fine e si cuoce
in casseruola con poco olio e con coperchio. Dopo poco si aggiunge
un po' d'acqua e si porta a fine cottura sempre coperto (20-30
minuti). A questo punto si spruzza con aceto di vino bianco e
si lascia svaporare, quindi si spegne. Il cavolo san crou si serve
a tavola come contorno.
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elencoCavolo
nero
E’
un cavolo che non forma il cappuccio (Brassica oleracea
var. acephala). Le foglie di colore verde scuro, sono
di forma leggermente allungata con presenza di bollosità soprattutto
in prossimità del germoglio.
La pianta può raggiungere, a sviluppo completo ed in terreni fertili
e profondi, dimensioni rilevanti. Tradizionalmente viene coltivato
in consociazione alle patate: le piantine di cavolo nero, ottenute
precedentemente in apposito vivaio, si trapiantano ai bordi delle‘"fasce"’destinate
alla coltivazione delle patate dopo avvenuta semina.
La raccolta può effettuarsi con la semplice asportazione graduale
di alcune foglie più tenere, oppure con il taglio della parte
apicale della pianta. In quest'ultimo caso la pianta emette germogli
laterali che vengono utilizzati successivamente.
RICETTE: Prebuggiun di cavoli
Le foglie, tagliate a piccoli pezzi, si fanno bollire con le patate
intere (preferibilmente varietà “quarantina”). A cottura ultimata
si scola il tutto e si schiacciano le patate assieme ai cavoli
appena strizzati. Si aggiunge aglio tritato, olio di oliva extra
vergine e sale q.b..
Polenta col cavolo nero
Ingredienti: farina di mais g. 500; due cavoli neri; sale q.b..
Portare a bollore circa due litri di acqua salata e gettare i
cavoli spezzati con le mani. A cottura quasi completa, si aggiunge
la farina di mais (farina gialla), mescolando continuamente con
l’apposito cannello (bastone di legno) fino a completamento della
cottura. Si aggiungono quindi due cucchiai d’olio e abbondante
formaggio in grana (parmigiano). Rimestare ancora per pochi minuti
e servire bollente.
Una variante prevede l’aggiunta ai cavoli di alcune patate tagliate
a pezzetti. Se la polenta avanza può essere ripresentata a tavola
dopo essere stata tagliata a fette e fritta o riscaldata al forno
con il sugo.
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Cipolla
rossa genovese
La
rossa genovese (Allium coepa) è una cipolla sferica
schiacciata ai poli, viene considerata una varietà primaverile
- estiva.
Il bulbo di grandezza media è molto dolce ma poco serbevole,
già a settembre inizia a germogliare. È un'ottima
razza rosea che, attraverso la selezione praticata in campo dagli
stessi agricoltori, ha conseguito notevoli miglioramento di forma
e di volume, non sempre regolare. È una cipolla che presenta
tradizionalmente un ciclo primaverile-estivo. Molto apprezzata
per le sue caratteristiche di dolcezza, viene consumata preferibilmente
cruda.
La raccolta avviene usualmente a due stadi vegetativi: cipollotto
e cipolla matura; ciò comporta nella pratica colturale
tradizionale, un alto investimento di piantine per m2 al momento
del trapianto e un diradamento graduale durante la raccolta. Alcuni
agricoltori conservano il seme, selezionato in loco, da molte
generazioni.
Le cure colturali consistono in ripetute sarchiature con la principale
funzione di eliminare le erbacce.
Un accorgimento è quello di irrigare dopo maggio-giugno,
per aumentare la serbevolezza del bulbo ma ciò rende il
gusto della cipolla più acre rispetto a quello caratteristico.
Frittata di cipolle
Come cipollotto è molto utilizzato in varie pietanze ove
è richiesta la presenza di cipolla fresca.
RICETTE: Frittata di cipolle
Quattro grosse cipolle; mollica di pane; latte; quattro uova;
formaggio parmigiano; origano; olio; sale.
Affettare le cipolle e porle a bagno in acqua fredda; lasciarle
riposare per circa mezz'ora. Preparare un battuto con le uova,
la mollica di pane imbevuta nel latte, il formaggio parmigiano,
sale e origano. Amalgamare a lungo fino ad ottenere un composto
omogeneo.
Unire le cipolle al composto e cuocere in padella in abbondante
olio.
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Mais
quarantino
Il
mais presenta molta variabilità sia per quanto riguarda
l'aspetto vegetativo e fisiologico, sia e soprattutto per la forma
e le caratteristiche delle cariossidi.
Nell'entroterra del levante ligure è presente oltre al
mais denominato quarantino, anche il mais otto righe. Per entrambe
e comunque per tutte le varietà locali presenti nell'entroterra
vale il discorso che, essendo state selezionate direttamente dall'agricoltore
scegliendo nel proprio campo le pannocchie più belle, ci
si trova di fronte ad una popolazione di individui, geneticamente
differenti. Per tale motivo il mais che chiamano quarantino in
val d'Aveto può presenta caratteristiche morfologiche leggermente
differenti rispetto a quello della val Graveglia.
La cariosside del mais quarantino è di colore giallo intenso
(alcune pannocchie si presentano addirittura di colore arancione);
la dimensione è medio-grande e leggermente schiacciata
ai lati. In base alla quantità e alla qualità dell'amido
varia l'utilizzo della granella (alimentazione, industria ecc.)
La taglia medio - bassa della pianta oltre che al ciclo vegetativo
relativamente breve, permette alla stessa di resistere di più
alle condizioni pedoclimatiche del suo tipico luogo di produzione,
rappresentato da ambienti a medio elevata quota sul livello del
mare e breve stagione calda.
RICETTE:
Panotti
I Panotti, simili ai micotti della valle Sturla (Mezzanego
e Borzonasca) sono preparati con farina di mais, cipollotto nostrano,
salsiccia, lardo, olio, sale quindi infornati. In alternativa
si possono impastare con olio extra vergine di oliva in sostituzione
della salsiccia e del lardo. Le dimensioni dei panotti è bene
che siano ridotte (della grandezza di un piccolo pugno), per permettere
una cottura rapida ed uniforme.
Focaccine (fugassette) di mais
Ingredienti: acqua, farina di mais; sale q.b.. Si prepara l’impasto
con la farina di mais, l’acqua e un pizzico di sale. La peculiarità
del piatto sta tutta nella cottura. Il composto viene infatti
messo nei testetti, piatti di argilla, resi incandescenti dal
fuoco e impilati l’uno sull’altro in modo da cuocere la pastella
e ottenere buonissime fugassette di mais.
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Melanzana
tonda genovese
La
melanzana tonda genovese (Solanum melongena) è
una varietà tonda di piccole dimensioni. Di buona produttività,
forma frutti tondeggianti viola scuro lucido che vengono raccolti
ancora piccoli (di dimensioni variabili) ed utilizzati per confezionare
le tipiche 'melanzanine ripiene'. Sono venduti a numero.
A fine stagione i frutti sono raccolti di dimensioni molto piccole
e sono ricercatissimi per essere confezionati sott'olio e conservati
per l'inverno.
RICETTE: Melanzanine ripiene
Ingredienti: melanzanine g 1000; funghi secchi gr.30; mollica
di pane; latte; tre uova; pane grattugiato; formaggio parmigiano;
due spicchi di aglio; origano; noce moscata; sale.
Lessare a metà cottura le melanzane; tagliarle a metà
e togliere con l'aiuto di un cucchiaino la polpa, cercando di
non rompere la melanzana.
Per il ripieno, si trita l'aglio con i funghi secchi (già
rinvenuti in acqua tiepida) e si unisce la polpa delle melanzane.
A questo punto si uniscono le uova con la mollica di pane inzuppata
nel latte, il formaggio parmigiano reggiano, l'origano, la noce
moscata e il sale.
Mescolare a lungo per amalgamare e quindi riempire le melanzane
con il composto ottenuto. Spolverare con poco pane grattugiato
e cuocere in forno. Altra maniera di cuocerle è quella
di friggerle in padella in abbondante olio dopo averle immerse
in albume.
Melanzanine sott'olio
I piccoli frutti ottenuti dalla raccolta di fine stagione, vengono
opportunamente lavorati per la conservazione sott'olio. Dopo aver
eliminato il picciolo si fanno bollire in aceto e vino bianco
(alcuni sostituiscono il vino con l'acqua). Passati circa 5 minuti
si pongono ad asciugare avvolte in un panno. Si possono, a questo
punto disporre in vasi di vetro coperte di olio di oliva extra
vergine. E' usanza nella tradizione locale, aggiungere una foglia
di alloro.
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Pisello
di Lavagna
È
un pisello con buona vigoria. Il fiore è di colore bianco
e abbastanza vistoso.
Il baccello, di dimensioni medie e di forma arcuata, non è
eccessivamente largo e si presenta di colore verde brillante.
I grani, in numero variabile da 5 a 7 (in media 6) e di forma
rotonda, hanno superficie liscia e colore verde chiaro.
È una varietà a maturazione medio - precoce: il
prodotto viene raccolto circa 80 giorni dalla semina.
Viene coltivato per la produzione primaverile: già a marzo
si possono effettuare i primi raccolti.
Si semina su file distanti le une dalle altre circa cm 80-100,
mentre lungo la fila viene distanziato circa cm 3-5.
La sponda del torrente Entella ma soprattutto la piana di Cavi
di Lavagna erano le zone dove negli anni passati, prima della
speculazione edilizia, maggiormente si concentrava la coltivazione
del pisello di Lavagna.
RICETTE: Piselli crudi
I primi piselli, data la loro estrema tenerezza e dolcezza
si preferisce mangiarli crudi, accompagnati da formaggio pecorino
fresco e salame.
Stufato di capretto in umido
Capretto g 500, piselli g.200, patate g.200, carciofi g 200, olio,
aglio, aromi a piacere, sale q.b..
E' un piatto questo che si è soliti preparare in
prossimità della Pasqua quando i piselli sono maturi.
Tagliare il capretto a pezzi e farlo rosolare in casseruola con
olio, aglio e odori a piacere. Aggiungere un bicchiere di vino
bianco e lasciarlo asciugare. Unire i carciofi tagliati in quarti,
le patate a cubetti e i piselli. Far cuocere lentamente.
Al capretto si può sostituire l'agnello.
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Radice di Chiavari
Appartiene
alla specie delle cicorie (Cicoria intybus L. var.
sativus Bischoff) e rientra nel gruppo delle cultivar che
vengono destinate al consumo diretto, previa cottura.
Possiede radici voluminose, di forma conica, con superficie liscia,
senza fibrosità e di sapore amarognolo. Selezionata da
antica data nella zona, risulta essere registrata. Se ottenuta
da seme di produzione locale presenta però caratteristiche
molto diverse. Di diametro più grosso al colletto rispetto
a quella commercializzata da ditte sementiere, è di minor
lunghezza e di gusto meno amaro. Le barbe (radici avventizie),
se presenti, rappresentano un difetto.
Anche la radice risulta una varietà di grande pregio e
a rischio di estinzione in quanto la produzione del seme, che
ormai pochi agricoltori della zona eseguono, non è semplice.
RICETTE: Radice bollita
La radice può essere servita bollita e condita con olio extravergine
di oliva var."lavagnina"
Radice in umido
Un altro modo tradizionale per consumarla è cotta in umido. Ingredienti:
due mazzi di radice; due tuorli d’uovo; burro; un cucchiaio di
farina; mezzo limone; prezzemolo; una cipolla; due cucchiai di
brodo; sale. Pulire e tagliare a pezzi abbastanza lunghi la radice.
Tritare la cipolla il prezzemolo e soffriggere in burro; unire
la radice e far cuocere per circa un quarto d’ora. Unire allora
la farina e poco dopo i tuorli d’uovo battuti con il sugo di mezzo
limone e due cucchiai di brodo. Mescolare energicamente e servire.
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Scarola
Da
pochi orticoltori della zona di Lavagna è stata conservata
anche un'antica varietà di scarola (cichorium intybus
L. var. foliosum). Ha un ciclo autunno - vernino e resiste
bene ai freddi. Presenta ampie foglie e forma un cappuccio allungato;
affinché quest'ultimo risulti più tenero e le foglie
interne "imbianchino", è consuetudine cingere
le foglie esterne e legarle. Si raccoglie dopo circa 7 giorni
da tale operazione: in questo modo può consumarsi anche
cruda.Teme il clima umido e piovoso che può determinare con facilità
marciumi delle foglie e del colletto della pianta. Il periodo
di raccolta si estende da ottobre sino ai primi di aprile, a seconda
dell’epoca di trapianto e dell’andamento stagionale. La tradizione
orale riferisce che in occasione delle festività di San Giuseppe
e per Pasqua, era usanza preparare una merenda a base di scarola,
che si consumava lungo le rive del fiume Entella, in vicinanza
degli orti stessi, a base di scarola cruda e uova sode, una specie
di “condigion” più povero.
RICETTE: Scarola nostrana bollita
Il suo utilizzo più usuale è semplicemente bollita e condita con
olio extra vergine di oliva.
Nel caso si sia ottenuto un cappuccio più bianco e tenero, la
scarola nostrana è adatta per essere consumata cruda in insalata.
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